Preistoria e Protostoria

Il nucleo originario della collezione si forma grazie ad acquisizioni frutto di scavi regolari, indagini d’emergenza susseguenti a ricerche clandestine, acquisti e doni avvenuti tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. A questa fase si ascrivono i reperti, per lo più risalenti all’età del Bronzo, rinvenuti presso le Grotte di Pertosa e dello Zachito (Salerno) e a Murgia Timone (Matera), nonché quelli dell’età del Ferro provenienti dalle necropoli di Cuma e della Valle del Sarno. Un nuovo consistente incremento si registra negli anni Venti del Novecento, con gli scavi condotti nella Grotta delle Felci di Capri e nell’avellinese, con i recuperi presso la contrada La Starza di Ariano Irpino e con la scoperta della necropoli di Madonna delle Grazie a Mirabella Eclano. Agli anni Quaranta e ai primi anni Cinquanta del Novecento risalgono invece i ritrovamenti eneolitici in località Gaudo di Paestum (Salerno) e nel rione Materdei di Napoli, le indagini archeologiche eseguite a Camposauro nel beneventano e il dono di circa settemila reperti dal barone Marcello Spinelli, riportati alla luce nella necropoli di Suessula, presso l’attuale Acerra in provincia di Napoli. A partire dagli anni Sessanta del Novecento un notevole impulso all’accrescimento della collezione è dato dalle numerose campagne di scavo realizzate in diverse località della Campania, tra cui Santa Maria Capua Vetere (l’antica Capua) e Maddaloni (l’antica Calatia) in provincia di Caserta e, più recentemente, nel Golfo di Napoli sull’isolotto di Vivara, a Piano di Sorrento e nelle località di Licola, Monte Sant’Angelo e Montagna Spaccata presso Pozzuoli.

Il percorso espositivo ha inizio nella sala 128, che funge da introduzione alla Collezione, e si sviluppa in verticale su tre livelli, secondo un criterio prioritariamente cronologico e in secondo ordine topografico. Le prime vetrine del terzo livello ci parlano delle più antiche attestazioni della presenza umana in Campania, grazie ai reperti paleolitici provenienti da Capri e dalle grotte di Castelcivita e Marina di Camerota (Salerno). Il Neolitico, caratterizzato dal fondamentale passaggio al sedentarismo e a un’economia produttiva, è raccontato mediante le evidenze dalla grotta delle Felci, sempre a Capri e da Ariano Irpino. Ci si spinge poi sino alle soglie dell’età dei metalli, con la comparsa dei primi manufatti in rame presso le popolazioni eneolitiche attestate dalle necropoli in località Gaudo, presso Paestum, e a Mirabella Eclano. La sala 149, in particolare, è destinata a ospitare la ricostruzione di una tipica sepoltura dell’epoca ed il relativo corredo.

Nel secondo livello, l’antica età del Bronzo è documentata dai manufatti provenienti dal villaggio di Palma Campania, da Camposauro e da Ariano Irpino, mentre la seconda parte del periodo è presentata attraverso i reperti di Ariano Irpino, Murgia Timone e Vivara. Nel primo livello, la narrazione sull’età del Bronzo è condotta a termine con i ritrovamenti dai contesti in grotta di Pertosa, Zachito e Polla. Si passa poi all’età del Ferro, cui appartengono i corredi funebri esposti, provenienti dai due principali centri della piana campana in quell’epoca, Capua e Cuma, nonché da una serie di centri che gravitavano nelle rispettive sfere d’influenza: Calatia, Suessula e gli abitati della valle del Sarno. Con la sala 126 si conclude il percorso espositivo della collezione, che si raccorda con la Sezione Topografica attraverso le sale dedicate all’insediamento di Pithecusa, nell’isola d’Ischia.

secondo piano
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