Affreschi

La collezione degli affreschi costituisce un vero compendio della pittura di età romana documentata nell’area vesuviana tra I secolo a.C. e I secolo d.C. L’esposizione ne ripercorre stili, tecniche e temi secondo un criterio che privilegia il più possibile la ricostruzione dei contesti originari, legati essenzialmente a dimore private, oggi non sempre leggibili in situ. Al momento dei primi scavi di età borbonica, infatti, gli affreschi furono letteralmente ritagliati dalle pareti e incorniciati a mo' di quadri, rendendo ardua la visione d’insieme e impedendo di fatto la comprensione degli apparati decorativi nella loro interezza.

L’allestimento prende le mosse proprio dalla scoperta delle prime pitture nel Settecento mettendo in evidenza come esse abbiano influenzato il gusto e la produzione artistica contemporanei. Il percorso prosegue con una sezione dedicata alle principali tecniche in uso nell’antichità, che presenta al pubblico gli strumenti impiegati per il disegno, come squadre e compassi, i pigmenti utilizzati per ottenere le differenti colorazioni e le sinopie preparatorie degli affreschi.

Viene poi illustrato lo sviluppo cronologico dei diversi stili pittorici, dalle grandiose scenografie del I secolo a.C., ben rappresentate dalle megalografie rinvenute nella villa di Publius Fannius Synistor a Boscoreale, ai cicli decorativi di età augustea e di età imperiale, come quelli della villa di Agrippa Postumo a Boscotrecase, della casa di Meleagro e della casa dei Dioscuri a Pompei, per finire con il complesso della Villa di Arianna a Stabiae. Una particolare attenzione è data poi ai grandi temi della pittura romana, ispirati per lo più alla mitologia, al racconto omerico o alla tragedia greca, e ai soggetti di gusto più popolare, come i ritratti di privati cittadini o le pitture dei larari, che rendono l’idea delle preferenze e dell’immaginario degli antichi committenti.

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